Le mille cazzate di Saverio Raimondo

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Nelle interviste, il sedicente comico Saverio Raimondo spara tante di quelle cazzate da ignorante che un giornalista un po’ più sveglio degli altri, Malcom Pagani, dopo l’ennesima gli ha chiesto: “Ne è sicuro?”

Il vero problema di Saverio Raimondo, il suo rimosso, è Daniele Luttazzi. Raimondo lo scimmiotta da anni, anche se per lui è un modello irraggiungibile. Raimondo si sforza, ma non avendo né il talento né la cultura di Luttazzi i risultati sono davvero mediocri. Il massimo che Raimondo riesce a fare è scopiazzare male le battute di Tabloid:

In Italia un bambino su quattro non sa la matematica. E anche gli altri 7 non è che siano dei geni. (Saverio Raimondo 2016)

L’80% degli studenti italiani non sa la matematica. L’80%! Quasi la metà. (D. Luttazzi 1994)

Vanno notate innanzitutto due cose: la prima è che Raimondo è in ritardo di vent’anni su Luttazzi. La seconda è che Tabloid non era satira, ma umorismo. Oggi Raimondo si atteggia a satirico, ma la sua non è satira. E’ un riciclaggio tardivo dell’umorismo di Tabloid.

SB copia la formula Tabloid

Con Satyricon, Luttazzi inaugurò una stagione satirica che fu da subito di un livello comico e culturale altissimo, al punto che, dopo Luttazzi, in Italia non si può più fare satira in modo naif, illudendosi che fare satira sia solo “esprimere se stessi”. La realtà è diventata complessa e l’analisi satirica contemporanea richiede cultura. Se non ce l’hai, i risultati sono scarsi. Come quelli di Raimondo.

Non potendo raggiungere il modello Luttazzi, il mediocre Raimondo cercò pure di denigrarlo, alimentando con i soci di  Satiriasi la famigerata campagna web  “Luttazzi copia”. Raimondo fu il primo a fare l’infamone, attivandosi addirittura il giorno dopo il fantastico monologo di Luttazzi a Raixunanotte:

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Due mesi dopo, Francesca Fornario, amica di Raimondo, amplificò la diffamazione sull’Unità. In seguito, com’è noto, l’ipocrita Fornario è stata beccata a  copiare Luttazzi e altri, così come è stato beccato a copiare da Luttazzi e da altri anche l’ipocrita Raimondo. Ma i loro amici dell’Unità e di Repubblica non ci fecero sopra alcuno “scoop”.

Tutto questo farebbe solo parte della meschinità di Raimondo & soci se il rosikone piddino non fosse diventato il cocco di quella stessa stampa che -guarda caso- denigrava Luttazzi. Fioccano articoli su e interviste a Raimondo in cui i giornalisti lo trattano come fosse un satirico di vaglia, cosa che il gasatissimo Raimondo deve ancora dimostrare. Raimondo si esibisce a Roma in un teatrino a colle Oppio davanti a 40 persone per venti minuti e non ne ottiene che qualche risatina stiracchiata. Luttazzi da vent’anni fa ridere a crepapelle per due ore e mezzo di seguito pubblici che vanno dalle 2000 alle 15 mila persone in tutt’Italia. Ma in tv ci va Raimondo e Unità/Repubblica/Espresso/ilFoglio scrivono di Raimondo.

Sono anni che Saverio Raimondo cerca di copiare battute, intercalari, mimica e gesti di Luttazzi. I risultati, come si vede, sono dilettanteschi. Per due motivi fondamentali. Il primo è che Saverio Raimondo non è un comico. Comici si nasce, non basta volerlo essere. Luttazzi è un comico, Saverio Raimondo no. Proprio non ce l’ha in canna. Basta guardarlo per rendersene conto.

Come comico, Raimondo è inferiore a molti, ad esempio Maurizio Battista. Come satirico, Raimondo è molto inferiore a quelli di Spinoza e di Lercio. Quindi il risultato è modesto e piuttosto inutile. Quello che Raimondo dice, se togli le battutine insipide, è il nulla. Uno dei personaggi tv più sopravvalutati degli ultimi anni dalla stampa PD: Repubblica/Espresso e Unità. Un comico piddino che non fa satira sul PD…

Il secondo motivo della mediocrità di Raimondo è che Raimondo non ha la cultura di Luttazzi. Quando la scimmiotta, il risultato è sempre ridicolo. Ma i giornalisti amici di Raimondo non replicano alle sue cazzate, lasciandole passare. Dato che la presunzione del bulletto comincia a tracimare, forse è il caso di mostrare ai giornalisti complici e/o impreparati alcune repliche alle mille cazzate di Saverio Raimondo.

Articolo di Saverio Raimondo su IL (30 settembre 2016)

RAIMONDO: Ho iniziato a fare stand up comedy nel 2009, grazie all’esperimento di Satiriasi, il primo progetto dichiarato e consapevole di stand up comedy in Italia.

CAZZATA. La stand up comedy in Italia c’è almeno dagli anni ’60. In Italia si chiama cabaret. Jannacci, Andreasi, Funari, Teocoli, Boldi, Verdone, Troisi, Rossi, Hendel, Bergonzoni, Guzzanti, Luttazzi: cabarettisti, cioè stand up comedians. Lo stesso Raimondo, smettendo i panni dell’impresario di Satiriasi, è costretto ad ammetterlo poco oltre: La stand up comedy è in primis un lavoro. Il lavoro di far ridere persone diverse, in posti diversi, a ritmi industriali, e spesso in condizioni non facili, né logisticamente né economicamente. Un lavoro quindi non così diverso da quello del nostrano cabarettista. Ma va’?

RAIMONDO: Questa è la stand up comedy, lì dove la stand up comedy è nata, ha prosperato e continua a evolversi: far ridere. 

CAZZATA. Questa è la comicità ovunque. E’ sempre stato così.

RAIMONDO: L’esistenzialismo, la filosofia, la critica sociale, tutto ciò che qui in Italia pensiamo siano l’essenza, la conditio sine qua non della stand up (perché non abbiamo mai messo piede in un comedy club ma abbiamo visto su internet Louis C.K., Bill Hicks, George Carlin) sono l’eventuale farsi arte di qualcosa che arte non è: la stand up comedy è in primis un lavoro.

CAZZATA. La critica sociale è tipica degli stand up comedians SATIRICI. Ma il paraculo Raimondo confonde comicità e satira perché vuole sostenere la sua tesi preferita: la tesi che “la satira non deve cambiare il mondo, non deve far pensare, non deve trasformarsi in poesia né diventare pretesto (o arma) di lotta politica. La satira deve fare ridere, punto.” Lo stesso Raimondo che l’anno scorso lamentava l’assenza della satira esistenziale in Italia! Il deficit argomentativo/culturale di Raimondo va di pari passo con la sua supponenza: la stand up comedy filosofica alla Bill Hicks/George Carlin è considerata più nobile della semplice comicità non solo in Italia, ma anche in USA/UK, perché LO E’, non perché in Italia “non abbiamo mai messo piede in un comedy club”. 

RAIMONDO: D’altronde, se la stand up comedy fosse costitutivamente espressiva e “densa” come pensiamo noi italiani, non si spiegherebbero gli articoli degli ultimi anni su The Atlantic o sul New Yorker che si interessano all’esistenzialismo, all’intellettualismo e all’impegno sociale di molta stand up comedy americana recente come, appunto, una tendenza relativamente nuova.

CAZZATA. Il New Yorker faceva articoli sulla satira impegnata di Bruce e Sahl già negli anni ’60: non è una tendenza nuova, né è questo il motivo per cui ne parlano. Il motivo è che la satira è più importante della comicità: richiede più preparazione e più cultura, ha un impatto maggiore sulla società, e comporta molti più rischi, non ultimi le querele miliardarie da parte dei potenti satireggiati. Non fa notizia il comico, fa notizia il satirico: il perché lo spiega questo articolo  di una giornalista francese sul satirico egiziano Bassem Youssef (si tira in ballo, non a caso, Jon Stewart).

RAIMONDO: Né ancor prima si spiegherebbe il film Lenny di Bob Fosse (1974): se tutta la stand up comedy fosse sempre stata anticonformista e “impegnata”, perché fare un film proprio su Lenny Bruce? Forse perché non era la regola, bensì l’eccezione.

CAZZATA. Fecero il film su Lenny Bruce perché fu un pioniere della satira moderna, un maestro cui tanti sono debitori, che venne perseguitato dalla legge e morì tragicamente. Il film era un inno alla libertà di espressione, di cui oggi negli USA godono anche grazie a comici come Lenny Bruce. Bruce non fu affatto l’eccezione: fu uno dei primi. 

RAIMONDO: Eccezione da molti punti di vista: un recente pezzo sul New York Times si domanda: «Lenny Bruce è stato un ribelle e un pioniere della libertà di parola. But was he funny?».

CAZZATA. Lenny Bruce faceva ridere eccome: il pubblico rideva molto (come documentato dal film di Fosse e dai filmati di repertorio) e Lenny era invitato ai late night show tv, pur affrontando temi tabù per l’epoca. L’articolo del Times conclude banalmente che OGGI molte delle routine di Bruce risultano datate, “come è inevitabile”. Davvero?

RAIMONDO: È questo l’equivoco tutto italiano sulla stand up comedy: pensare che le eccellenze e le eccezioni siano la regola.

CAZZATA. L’equivoco lo crea Raimondo, confondendo satira e comicità solo per sostenere la sua tesi paracula che equipara satira e comicità.

RAIMONDO: (…) e pensare che queste eccellenze ed eccezioni siano contro il sistema e non, piuttosto, le espressioni più sofisticate di un sistema all’interno del quale gli è stato possibile muoversi, crescere e differenziarsi.

CAZZATA. Lenny Bruce e i suoi epigoni, Carlin, Pryor e Hicks, hanno dovuto LOTTARE per affermare il proprio diritto ad esprimersi. Il “sistema” non lo permetteva affatto.

RAIMONDO: Se molta stand up comedy americana va in una direzione più introspettiva o socialmente arguta è perché Louis o Amy Schumer hanno fatto il salto in questo modo e in molti ora cercano di imitarli.

CAZZATA. Le due possibilità (satira e comicità) coesistono da sempre. Raimondo cerca di piegare alla sua tesi paracula la realtà dei fatti: negli USA e in UK oggi molta stand up è critica sociale e filosofia. Come lo fu negli anni ’50, ’60 e ’70. Non sono “eccezioni”.

RAIMONDO: Ma senza lo “sporco” lavoro, senza i comedy club, senza il “solo per ridere” che dà il nome al festival in Canada, non ci sarebbero quei filosofi, quegli esistenzialisti, quegli artisti che tanto fanno divertire noi italiani che senza l’etichetta “arte” abbiamo vergogna di ridere; perché invece gli altri (gli americani, gli inglesi, i canadesi) ridono per tutti, per gli artisti come per i “semplici” comici. Basta che facciano ridere.

CAZZATA. Anche in Italia si ride per gli uni e per gli altri. Questo non significa che le due cose siano sullo stesso piano. La satira vera è qualcosa di più rispetto alla semplice comicità. Con la comicità ridi e basta, con la satira vera ridi e rifletti sui tuoi pregiudizi, al punto che se colpisce te a volte non ridi. Per questo anche un paraculo come Raimondo è costretto a parlare di “arte” a proposito degli stand up satirici.  E non è chi fa solo comicità a permettere l’esistenza di chi fa satira, come conclude assurdamente Raimondo. 

Nota: Christian Rocca, ex-giornalista del Foglio che nel 2003 scriveva sulla guerra in Irak in sintonia coi teo-con di Bush e con le veline propagandistiche dell’Irak Group di Cheney e Rowe, e che in quel periodo frequentava gli uffici del SISMI di Pollari & Pompa insieme con Giuliano Ferrara (ma lo si è scoperto solo di recente), lo stesso Rocca che nel 2003 replicava con balle alle informazioni VERE sulla guerra in Irak riportate da Daniele Luttazzi nel suo blog, lo stesso Christian Rocca che nel 2007, quando chiusero “Decameron” col pretesto di una battuta su Giuliano Ferrara, scriveva del “plagio di Luttazzi da Bill Hicks” (sentenza 2012: non era affatto plagio), e che da anni la mena coi “plagi di Luttazzi” (tutti da dimostrare): quel Christian Rocca ha fatto carriera, adesso dirige IL, mensile del Sole24ore, e in quelle pagine ha ospitato il pezzullo di Raimondo, un altro che nel 2010 si diede molto da fare per alimentare la campagna di killeraggio “Luttazzi copia”. Come dice Luttazzi, “tutto si tiene”.

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Intervista al Fatto quotidiano (Malcom Pagani, 17 marzo 2016)

RAIMONDO: La satira sulla satira – ed è un peccato – non si fa mai.

Cazzata. Luttazzi l’ha fatta eccome, per esempio su Grillo e sullo sfottò fascistoide. E’ Raimondo a non saperla fare.

RAIMONDO: In Italia la satira si issa su un piedistallo, punta il dito, diventa moraleggiante.

Cazzata. Per esempio, Luttazzi da sempre pratica l’atteggiamento opposto, antimoralistico, citando in proposito Lenny Bruce: “Sono corrotto come il cardinal Spellman, ma è lui che vuol fare il cardinale”.

RAIMONDO: In Italia la satira (…) è inefficace.

PAGANI: Ne è sicuro?

RAIMONDO: Sicurissimo.

Cazzata. La satira in Italia è molto efficace. Al punto che la censurano dalla tv, come dimostrano Luttazzi, la Guzzanti, Rossi, Fo eccetera. Quella di Raimondo non è satira e infatti non la censurano.

RAIMONDO: Avere per vent’anni un’anomalia come Berlusconi ha prodotto un’aridità satirica di cui oggi paghiamo ancora il prezzo.

Cazzata. Per esempio, la satira di Luttazzi è stata potente non solo contro Berlusconi ma anche contro i governi di sinistra, contro il PD inciucista e guerrafondaio, contro la Chiesa, contro gli italiani sudditi paraculi. Per questo fu censurata dalla Rai e da La7 e osteggiata dai giornali di regime. Da quando fare satira potente inaridisce la satira? L’aridità è di Raimondo, che non sa fare satira.

RAIMONDO: La satira italiana è imperniata sulla politica.

Cazzata. Per esempio, quella di Luttazzi si occupa di tutto.

RAIMONDO: E’ vero che la politica offre molti spunti, ma sono spunti pigri.

Cazzata. Lo spunto non è mai pigro. Per esempio, sulla politica Luttazzi ha scritto fior di libri satirici. Pigro è il dilettante Raimondo che non sa fare satira.

RAIMONDO: Spunti pigri, piatti precotti, pietanze a cui basta aggiungere una chiosa per essere consumate.

Se qui Raimondo si riferisce a quelli di Spinoza, Prugna, Lercio  eccetera, va ricordato che si tratta di persone che, a differenza di Raimondo, hanno ampiamente dimostrato di saper scrivere battute satiriche divertenti e piene di fantasia.

RAIMONDO: Hai fatto il tuo atto di militanza e ti senti soddisfatto.

Cazzata. Per esempio, la satira di Luttazzi non è mai stata un atto di militanza.

RAIMONDO: Ma io mi chiedo: la fantasia, in questo processo, dove va a finire?

Nei libri di Luttazzi, per esempio. Dove satira feroce è sempre unita a un’immaginazione sfrenata. Ma anche nei siti di satira web: Spinoza, Prugna, Lercio eccetera.

RAIMONDO: Occupandosi solo di politica, la satira italiana si è dimenticata tutto il resto.

Cazzata. Per esempio, basta leggere alcuni libri di Luttazzi (“Adenoidi”, “Lepidezze postribolari”, “Bollito misto con mostarda”, “La guerra civile fredda”, “Lolito” e “Bloom”) per vedere che la satira italiana non si è affatto dimenticata tutto il resto. Oppure, di nuovo, i siti di satira web, pieni di gente molto più brava e fantasiosa di Raimondo.

RAIMONDO: Non c’è una satira esistenziale.(…) I satirici italiani non ci dicono mai come stanno e come si sentono dentro.

Cazzata. Per esempio, Luttazzi ce lo dice in tutti i suoi monologhi satirici. In più, Luttazzi ha anche messo in atto una critica situazionista a questo modo naif di fare satira. Raimondo è rimasto indietro.

RAIMONDO: Raramente l’attore si presenta in scena con la propria faccia.

Cazzata. Per esempio, Luttazzi, Rossi, Bergonzoni e tutti i monologhisti italiani lo fanno da più di vent’anni.

RAIMONDO: Non esiste una satira su Renzi ai tempi di Renzi.

Cazzata. Per esempio, tv, giornali e web abbondano di satira su Renzi. E’ Raimondo (PD) a non farla.

RAIMONDO: Alla storia che la satira sia in grado di condizionare l’opinione pubblica non ho mai creduto.

Cazzata. Se non condizionasse l’opinione pubblica, non la censurerebbero. La satira è un punto di vista. Se ben argomentato e ben diffuso, un punto di vista può condizionare eccome l’opinione pubblica. Raimondo sta solo cercando di giustificare la propria paraculaggine.

RAIMONDO: “Il grande dittatore” non ha fermato Hitler.

Cazzata doppia. 1) Quindi era inutile fare satira su Hitler? 2) Il film di Chaplin non poteva fermare Hitler, né era questo il suo compito. Ciascuno deve fare il proprio mestiere. Quello del satirico è esprimere punti di vista in modo divertente. Raimondo sta solo cercando di giustificare la propria paraculaggine.

RAIMONDO: In generale non amo la satira che si prende sul serio.

Cazzata. Se la satira è vera, si prende sempre sul serio. Prendersi sul serio significa credere a ciò che si fa. La satira non è una burletta qualunquista. Da Aristofane a Karl Kraus a Lenny Bruce a Bill Hicks, i satirici veri si prendono sul serio eccome. Raimondo confonde serietà con seriosità per giustificare la propria paraculaggine.

RAIMONDO: Faccio di tutto per allontanarmi dalla satira di denuncia.

Si chiama paraculaggine. Una satira che non nomina i suoi bersagli non è satira. Per esempio, quella di Raimondo non è satira. E’ umorismo sull’attualità: come lo era Tabloid, o il QuasiTg di Rocco Tanica (alcuni dei cui autori adesso scrivono per il programma di Raimondo).

 RAIMONDO: Non voglio informare.

Cazzata. La satira informa sempre, essendo un punto di vista sui fatti. Il suo valore è nell’accuratezza con cui colpisce il suo bersaglio. La satira che non informa è umorismo, non satira. Raimondo sta solo cercando di giustificare la propria paraculaggine.

RAIMONDO: La satira è un discorso privato più che pubblico.

Cazzata. La satira, da Aristofane a Stephen Colbert, è un discorso pubblico.

RAIMONDO: Non c’era un autore che alla satira berlusconiana affiancasse una sana presa in giro dell’elettore.

Cazzata. Vedi il monologo di Luttazzi a Raixunanotte.

RAIMONDO: Noi satirici ci siamo autoassolti e abbiamo prodotto uno stucchevole volemose bbene che alla lunga ha prodotto noia.

Sequenza di cazzate. 1) Raimondo non fa satira, quindi non deve includersi fra i satirici. 2) Né Luttazzi né altri satirici si sono mai “autoassolti”. 3) Né Luttazzi né altri satirici hanno prodotto uno stucchevole volemose bbene. 4) Né Luttazzi né altri satirici alla lunga hanno prodotto noia.

RAIMONDO: I comici scrIvono poco e male. Il comico colto è una rarità.

Cazzata. In Italia il comico colto è la norma. Da Petrolini a Fo a Benigni a Rossi a Bergonzoni a Milani a Fontana a Guzzanti a Luttazzi…

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Intervista a Repubblica.it (Ernesto Assante, 7 giugno 2015)

RAIMONDO: Credo sinceramente che non si facesse un bel programma comico-satirico in Italia dal 2001.

Cazzata. In Italia, dal 2001 a oggi, si sono fatti molti bei programmi comico-satirici. Per esempio quelli di Luttazzi, Guzzanti, Crozza, Bertolino, Rocco Tanica, Capatonda, Biggio & Mandelli.

RAIMONDO: Mi sono posto l’obbiettivo di fare un programma che fosse qualcosa di completamente diverso nel panorama comico-televisivo italiano.

Cazzata. CCN è una copia del Tabloid di Luttazzi e del QuasiTg di Rocco Tanica.

RAIMONDO: Il panorama comico-televisivo italiano è appiattito sulle maschere regionali del cabaret da troppo tempo.

Cazzata. Le maschere regionali del cabaret fanno parte di una tradizione nobile, e l’attuale panorama comico-televisivo italiano non è affatto appiattito su di essa.

RAIMONDO: Non mi faccio distrarre dalle prime pagine del giorno: quella non è attualità, è contingenza.

Cazzata. Fare battute sui fatti del giorno è fare satira sull’attualità. Funziona così in tutto il mondo.

RAIMONDO: Le battute sulle notizie del giorno le facciamo tutti sui social network già dalle 7 di mattina.

Cazzata. Raimondo queste battute non le fa. Ma gli scoccia che altri, più bravi di lui, le facciano.

RAIMONDO: A un programma satirico che va in onda alle 20.50 – come il mio – bisogna chiedere di più.

Cazzata. Un programma satirico deve innanzitutto fare satira sui fatti del giorno.

RAIMONDO: Il mio è un programma che tratterà i grandi temi contemporanei proponendone sempre una lettura ironica e un commento paradossale, provocatorio.

Cazzata. Il programma di Raimondo tratta grandi temi contemporanei perché è registrato in anticipo di mesi e non può fare battute sull’attualità, come dovrebbe fare un vero tg satirico.

RAIMONDO: La satira è eccessiva per definizione, altrimenti non è.

Qui Raimondo copia paro paro una celebre frase di Luttazzi, ma non lo dice.

RAIMONDO: La satira è solo satira, non va presa sul serio, non fa male a nessuno.

Cazzata. La satira vera fa male ai suoi bersagli. Se non fa male, non è satira. Quella di Raimondo non fa male a nessuno. Infatti non è satira. E’ umorismo alla Tabloid.

La premessa che la satira non va presa sul serio è talmente sbagliata che Raimondo, quando gli chiedono dunque un parere sull’antisemitismo di Dieudonné, s’incarta in modo patetico (vedi qui a 6:48), cercando di far passare Dieudonné per uno che non sa bene quello che fa!

RAIMONDO: La stand up comedy in questo paese non si è mai fatta, ha iniziato ad affacciarsi solo negli ultimi anni con il progetto Satiriasi.

Cazzata da marketing. La stand up comedy in Italia si fa da almeno 30 anni. Senza contare che anche quella di Gaber era già stand up comedy.

RAIMONDO: Siamo in pochi a farla qui in Italia, diffidate di chi usa questo termine come trovata di marketing per propinarvi sempre e solo lo stesso cabaret.

Cazzata tripla. 1) In Italia la stand up comedy la fanno in tantissimi da più di tre decenni. 2) La strumentalizzazione del termine “stand up comedy” a scopo di marketing è solo di Raimondo e dei suoi soci di Satiriasi. 3) Il cabaret è la forma italiana della stand up comedy. Un monologo di Funari all’epoca del Derby è l’equivalente italiano del monologo di uno stand up comedian anglosassone. Non c’è differenza, il genere è proprio lo stesso.

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Intervista a Tvzap (Anna Lupini, 10 luglio 2015)

RAIMONDO: Mentre fino a qualche anno fa c’era molta preoccupazione e si arrivava a censure quasi surreali, ora si può tornare a dire le cose come sono, credo che la politica si sia piuttosto disinteressata a quello che succede sul piccolo schermo, basta esercitare libertà di pensiero e di espressione.

Cazzata tripla. 1) La censura Rai contro Luttazzi è tuttora in vigore. Dal 2001. 2) C’era poco di surreale nelle querele miliardarie che Luttazzi e altri hanno dovuto subire. 3) La politica non è affatto disinteressata a quello che accade in tv, infatti continua a controllare la nomina dei vertici. Raimondo è libero perché la sua non è satira, ma umorismo che non fa male a nessuno.

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Intervista a Rolling Stone (Michele R. Serra, 7 marzo 2016)

RAIMONDO: Woody Allen ha reso la stand-up comedy quello che è oggi: ha trasformato se stesso in personaggio comico, e non possiamo immaginarlo diversamente da come si presenta negli spettacoli. È un’operazione che è riuscita a pochissimi altri.

Cazzata doppia. 1) Non Woody Allen, ma -come scrisse Luttazzi- Lenny Bruce e Mort Sahl resero la stand up comedy quella che è oggi. 2) Tutti gli stand up comedian trasformano se stessi in personaggio comico.

RAIMONDO: Nel momento in cui manca un soggetto politico forte come Berlusconi, il comico satirico si trova senza punti di riferimento. Il punto vero è che dopo Berlusconi la satira può finalmente liberarsi della politica e parlare più di sesso, di religione, della vita…

Cazzata. Per esempio, Luttazzi faceva satira su Berlusconi, ma anche sul sesso, la religione, la vita…

RAIMONDO: Manca la satira esistenziale, in Italia. Nessun comico fa comicità su come si sente lui. Eppure la satira esistenziale è parte integrante della tradizione della stand-up comedy.

Cazzata. Per esempio, Luttazzi parla di sé e di come si sente in ogni suo monologo. Idem Milani. Idem Brignano. Idem tanti altri. In più, Luttazzi ha messo in atto una critica situazionista a questo modo naif di fare satira.

RAIMONDO: Per la stagione che parte stasera vogliamo, più che fare un late show all’americana, giocare sul tema del late show all’americana. Magari mettendoci dentro un po’ di linguaggio della sit-com, cercando di costruire una specie di ibrido.

Questo ibrido lo ha già fatto negli USA Garry Shandling col suo The Larry Sanders Show. Ma Raimondo non lo dice. Passano due settimane, Shandling muore. In Italia ne dà notizia il sito Comedy Bay, e solo allora Raimondo, temendo di essere scoperto, dà la notizia:

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Quando Raimondo copia, sono “riferimenti nascosti” e “gioco”, ma quando Luttazzi gioca, per Raimondo è “plagio”.

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Intervista a Rivista Studio (Davide Piacenza, 8 giugno 2015)

RAIMONDO: Ho citato Spinoza come punta di un iceberg, l’iceberg del battutismo compulsivo da social network. Questo battutismo, però, non è satira, proprio perché è compulsivo.

Cazzata. A Raimondo quel battutismo pare compulsivo solo perché è abbondante e lui non riesce a stargli dietro. Per questo non è satira?

RAIMONDO: Il più delle volte è mero esercizio, è come fare le parole crociate o il sudoku.

Qui Raimondo copia Luttazzi, che nel 2013 disse: “La satira non è scrivere battute. Scrivere battute è solo sudoku. La satira è quello che ci fai con quelle battute. La satira è satira solo quando sovverte lo schema concettuale comune. Cioè ideologie e pregiudizi.”

RAIMONDO: È il motivo per cui trovo poco interessante per un comico satirico di oggi affrontare l’attualità, intesa come la notizia del giorno: la battuta sul fatto del giorno la facciamo tutti, a tutte le ore e su tutti i social network.

Cazzata doppia. 1) Raimondo non la fa, la battuta sul fatto del giorno. Gli scoccia solo che molti altri siano più bravi e prolifici di lui. 2) Raimondo in tv non fa battute sul fatto del giorno perché il suo programma è registrato con mesi di anticipo.

RAIMONDO: Da un prodotto televisivo mi aspetto qualcosa di più. C’è da fare un altro lavoro.

Cazzata. I programmi satirici USA che Raimondo dice di ammirare fanno sempre battute sui fatti del giorno. E’ un lavoro impegnativo: è già il “qualcosa di più” che Raimondo finge di cercare solo per nascondere il fatto che il suo programma, essendo registrato in anticipo, non può fare battute sui fatti del giorno. Del resto quando faceva battute sui fatti del giorno Raimondo era alquanto scarso, rispetto ai battutisti dei social network che tanto disprezza.

RAIMONDO: Quando una persona cade vittima di individui privi di senso dell’umorismo (come lo è un terrorista: prima ancora che essere un assassino, è una persona priva di umorismo), non bisogna farne un eroe: chi lo fa commette lo stesso errore del terrorista, cioè manca di senso dell’umorismo. Un comico satirico che muore per una sua battuta è un coglione. Lo dico con affetto, e lo considero il massimo tributo: un comico satirico è soltanto un buffone, per quanto sofisticata possa essere la sua battuta. Purtroppo morire per una vignetta non solo è una tragedia, ma è anche la più grande stronzata che ti possa capitare nella vita, è una fine da coglione – e forse quella più adatta a un comico, che lavora col ridicolo per tutta la vita. Ecco, quelli di Charlie Hebdo hanno fatto una fine ridicola.

Cazzata da infame. I satirici di Charlie Hebdo facevano satira vera, non le stronzatine umoristiche di Raimondo. Scherzando e facendo ridere, si schieravano dalla parte della libertà di espressione nonostante le minacce di morte. Consapevoli del pericolo. E’ questo che ne fa degli eroi. Trattarli come tali non è far loro un torto o mancare di senso dell’umorismo “come i terroristi”. E’ riconoscere un coraggio meritevole di ammirazione. La loro non è stata né una fine ridicola, né una fine da coglione, in qualunque modo il paraculo Raimondo definisca “coglione”. Definire i satirici di Charlie Hebdo dei coglioni, dopo che sono stati assassinati, non è un “tributo”, è un’infamia. Essere un buffone non impedisce di essere anche un eroe. Come al solito, Raimondo vuole solo giustificare la sua paraculaggine.

RAIMONDO: CCN è un programma comico dove convivono la provocazione satirica, anche quella più controversa, il demenziale, la stupidaggine, la cazzata, la battuta leggera. Queste mille facce secondo me sono novità nel panorama satirico italiano.

Cazzata doppia. 1) Questa miscela è esattamente quella del Tabloid di Luttazzi. E quella del QuasiTg di Rocco Tanica, i cui autori, non a caso, adesso scrivono il programma di Raimondo. 2) Non c’è nulla di controverso nell’umorismo di Raimondo, che lui spaccia per satira.

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